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Sintesi.
     
L'Italia  usc  duramente  provata  dalla  guerra.  Una  grave   crisi
economica  costringeva a misere condizioni di vita  gran  parte  della
popolazione; solo la ricca borghesia industriale continuava  a  vivere
nell'agiatezza. Il generale malcontento e le diverse aspirazioni delle
varie  classi e categorie sociali provocavano una costante ed  elevata
tensione. Gli operai, specialmente quelli del triangolo industriale  e
i  braccianti  della pianura padana, chiedevano non solo miglioramenti
economici, ma anche trasformazioni politiche, mentre le classi  medie,
impoverite  e deluse, nutrivano risentimento verso la ricca borghesia,
ma,   allo  stesso  tempo,  erano  preoccupate  anche  dalla   intensa
mobilitazione delle masse operaie e contadine.  (Paragrafo 1).

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Lo  scenario politico era assai complesso. Il partito socialista aveva
raggiunto  una consistente rilevanza numerica, ma era condizionato  da
una  diffusione  limitata  agli operai e ai braccianti  delle  regioni
settentrionali  e  centrali  e dalle divisioni  interne.  Notevolmente
cresciute  erano  anche  le  organizzazioni  sindacali:  la  CGdL,  di
ispirazione socialista, e la CIL, legata al mondo cattolico. Nel  1920
anche  i datori di lavoro si organizzarono a livello nazionale con  la
fondazione  della  confederazione  generale  dell'industria  e   della
confederazione   generale  dell'agricoltura.   Il   partito   popolare
italiano, fondato nel 1919 su iniziativa del sacerdote siciliano Luigi
Sturzo,  in  breve  tempo raggiunse dimensioni di  massa.  Espressione
dell'ostilit  di  alcune  categorie nei confronti  sia  della  classe
dirigente  liberale  che  dei  partiti di massa  erano  l'associazione
nazionale  combattenti  e  i fasci italiani di  combattimento.  Questi
ultimi,  fondati  a Milano nel 1919 da Benito Mussolini,  espulso  dal
partito  socialista  per  aver aderito all'interventismo,  avevano  un
programma  demagogico, chiaramente volto ad ottenere consenso  facendo
leva  sul generale malcontento. Il partito nazionalista si distingueva
per  la propaganda incentrata sul mito della "vittoria mutilata", cio
senza  adeguati compensi territoriali. La nuova e complessa situazione
politico-sociale colse impreparata la classe dirigente  liberale,  che
continu  ad  usare  strumenti  e  metodi  ormai  superati   e   perse
progressivamente consensi.  (Paragrafo 2).
Nell'immediato  dopoguerra le maggiori cause  di  tensione  furono  la
questione  adriatica e i gravi problemi economici. La prima, originata
dalla  mancata  acquisizione della Dalmazia e della  citt  di  Fiume,
provoc  la  protesta dei nazionalisti e di numerosi  esponenti  della
ricca  borghesia imprenditoriale. La crisi economica origin una vasta
ondata  di  scioperi e manifestazioni di massa. Nel  1919  si  tennero
elezioni  con il sistema proporzionale, che segnarono il successo  dei
socialisti   e   dei   popolari.  I  contrasti  economico-sociali   si
aggravarono  nell'estate  del  1920,  quando  i  lavoratori   decisero
l'occupazione delle fabbriche per protesta contro l'intransigenza  dei
datori  di lavoro. Giolitti, tornato a capo del governo, svolse allora
un'azione mediatrice, grazie alla quale le controparti raggiunsero  un
accordo. Lo stesso Giolitti risolse quindi la questione adriatica  con
la firma del trattato di Rapallo. (Paragrafo 3).
La  crescente  conflittualit  favor l'ascesa  del  fascismo.  Questo
mantenne  il  suo originario programma rivoluzionario,  ma  in  realt
oper come strumento di riscatto per il ceto medio nelle citt e  come
braccio  armato della propriet agraria contro il movimento  contadino
nelle  campagne.  Il successo del fascismo, che fece  uso  sistematico
della  violenza  nei confronti delle organizzazioni  democratiche,  fu
favorito  anche  dalla  debolezza delle  altre  forze  politiche.  Nel
partito  socialista i contrasti divennero insanabili e portarono  alla
scissione della componente pi rivoluzionaria, che nel 1921  fond  il
partito   comunista   d'Italia.  Socialisti  e   comunisti,   inoltre,
consideravano  il  fascismo un fenomeno passeggero. Anche  il  partito
popolare  era indebolito dalle divisioni: la corrente pi  democratica
condannava la violenza fascista, mentre quella pi conservatrice e  lo
stesso Vaticano assunsero un atteggiamento prima di neutralit  e  poi
di  simpatia.  La  classe dirigente liberale vedeva nel  fascismo  uno
strumento per ridimensionare le forze di sinistra.  (Paragrafo 4).
Giolitti cerc di attenuare la tensione con il varo di alcune riforme,
ma  non ebbe successo. I contrasti sociali diventarono particolarmente
gravi  nella  pianura  padana, dove le squadre  fasciste  intervennero
contro  il movimento contadino. Il terrorismo squadrista dilag quindi
in quasi tutta la penisola, sostenuto dai finanziamenti degli agrari e
degli  industriali pi reazionari, dal favore del ceto medio  e  dalla
connivenza delle autorit dello stato. Nel maggio del 1921 si  tennero
elezioni  politiche anticipate, volute da Giolitti per  ridimensionare
il  peso  dei  socialisti e dei popolari. I liberali  formarono  liste
insieme  ai  fascisti,  ma  ottennero una  maggioranza  stentata,  che
provoc l'immediata crisi del governo Giolitti.  (Paragrafo 5).
Il  fascismo, rafforzato dall'ingresso alla camera di 35 suoi deputati
e dal crescente favore dei principali centri di potere, intensific la
violenza,  attuando  intimidazioni e  azioni  repressive  contro  ogni
iniziativa  in difesa della libert e della democrazia. Alla  fine  di
ottobre  del  1922 le squadre fasciste marciarono su  Roma,  decise  a
chiedere  il governo con la forza. Il re, invece di firmare  lo  stato
d'assedio, che avrebbe permesso l'intervento dell'esercito,  affid  a
Mussolini l'incarico di formare il nuovo governo.  (Paragrafo 6).
Mussolini, formato un governo di coalizione che poteva contare su  una
maggioranza  piuttosto  consistente, cerc subito  di  conquistare  il
potere  assoluto.  A  tale  scopo potenzi le  strutture  politiche  e
militari  del partito fascista, con la costituzione del Gran consiglio
del fascismo e la formazione della milizia volontaria per la sicurezza
nazionale.  I  partiti di opposizione vennero duramente colpiti  dalla
violenza

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squadrista.  Con  il  varo  di  una  riforma  del  sistema  scolastico
favorevole  alle  istituzioni ecclesiastiche  e  tramite  l'intervento
della  Banca  d'Italia  a  sostegno del Banco  di  Roma,  il  maggiore
istituto  finanziario cattolico, Mussolini si procur  definitivamente
l'appoggio del Vaticano. In campo economico venne avviata una politica
economica in linea con gli interessi della ricca borghesia industriale
e  finanziaria. Nell'aprile del 1924, le elezioni politiche,  svoltesi
con  il  sistema  maggioritario  e  in  un  clima  di  violenza  e  di
intimidazione, segnarono il successo dei fascisti e dei loro  alleati.
(Paragrafo 7).
Il  10  giugno  del  1924  il deputato socialista  riformista  Giacomo
Matteotti,  che aveva denunciato le violenze e le illegalit  compiute
nel corso delle elezioni, venne rapito e ucciso dai fascisti. La vasta
ondata di protesta suscitata dal delitto mise in difficolt Mussolini.
I  partiti  dell'opposizione  abbandonarono  il  parlamento;  al  loro
interno, per, prevalsero le forze che confidavano nell'intervento del
sovrano su quelle che chiedevano iniziative pi concrete e decise.  Il
fascismo  ebbe  cos  modo di riprendersi e la questione  si  concluse
difinitivamente agli inizi di gennaio del 1925.  (Paragrafo 8).
